Da qualche giorno rimbalza la notizia che la riclassificazione delle malattie (ICD) effettuata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sancito l’ingresso dello stress lavoro-correlato. Cosa succede realmente?
Gli Stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno deciso di adottare l’undicesima revisione della classificazione statistica internazionale delle malattie e dei problemi sanitari connessi (ICD-11). Questa classificazione entrerà in vigore il 1° gennaio 2022. All’interno di questa revisione compare la parte relativa allo stress da lavoro e al burnout. Assodata una confusione giornalistica sullo “stress da lavoro”, mi sembra opportuno fare chiarezza su quanto sta avvenendo. Proviamo a chiarire quanto sta avvenendo.
L’ICD è un elenco di malattie e delle condizioni che hanno un impatto sulla salute. Ogni voce ha un codice che la identifica. L’ICD, in pratica, vuole definire tutto l’universo delle malattie, dei disturbi, delle lesioni e di tutte le altre condizioni di salute correlate. Questo significa che si vogliono catturare tutti i fattori che possono influenzare la salute e che appartengono alla vita quotidiana. Quindi, nella classificazione entrano anche tutti i fattori che influenzano la salute o che sono cause di mortalità e morbilità, assumendo quanto ormai consolidato dalla ricerca scientifica su ogni aspetto della vita che può influire sulla salute.
Con questo sistema si ha uno standard internazionale per la segnalazione di malattie e condizioni di salute utile a identificare le tendenze e a tenere le statistiche sulla salute a livello globale, per tutti gli scopi clinici e di ricerca. Il tutto è utile per capire come programmare i servizi sanitari, come allocare la spesa. Inoltre, l’ICD è utilizzato anche per la registrazione clinica, per i rimborsi ecc. L’aggiornamento serve per XXI secolo e riflette i progressi scientifici sulla salute.
Al punto 6 troviamo i “disturbi mentali, comportamentali o del neurosviluppo” (non essendoci ancora una traduzione ufficiale, le traduzioni sono mie). Sotto questa voce compaiono gruppi di disturbi psicologici conosciuti (da quelli di personalità passando per la schizofrenia per arrivare a quelli ansiosi o depressivi). La classificazione proposta non è solo una tassonomia che descrive i sintomi appartenenti al singolo disturbo ma vi è anche una suddivisione in base alle cause o alle condizioni che possono generare i disturbi.
Associati allo stress vi sono diversi disturbi ansiosi e depressivi. Inoltre, nella classificazione dei disturbi mentali è presente anche il gruppo di “disturbi specificamente associati allo stress” e sono:
Si nota che in questo elenco non compare il disturbo acuto da stress, il burnout né lo “stress da lavoro”. Questo perché in questa sezione sono presentati le malattie specificamente associati allo stress e che sono direttamente correlati all’esposizione ad un evento stressante o traumatico, senza indicarne la causa specifica. È anche specificato che “il fattore stressante identificabile è un fattore causale necessario, sebbene non sufficiente”, ad indicare che questi disturbi “non si sarebbero verificati senza sperimentare il fattore di stress” e che comunque siamo di fronte a nessi sempre concausali.
Per trovare lo stress lavorativo dobbiamo andare al punto 24 “fattori che influenzano la salute”. Questa è una categoria che viene utilizzata quando sono presenti alcune circostanze che influenzano lo stato di salute della persona (e quindi possono procurare le malattie elencate al punto precedente) ma non sono di per sé una malattia. In questa occasione incontriamo oltre ai problemi legati alla disoccupazione anche i problemi legati al lavoro e in particolare:
Alla voce specifica risulta che il burnout è una sindrome (e non una psicopatologia o disturbo) e che è caratterizzato da tre dimensioni:
Quindi possiamo intendere il burnout come una condizione conseguente a stress lavorativo che indispone la persona e, se la condizione è particolarmente intensa e duratura, può procurare una patologia vera e propria.
Sorprende quanta valenza venga date al DSM V (soprattutto in ambito forense e assicurativo) mentre è presente un sistema di classificazione molto più informativo, riconosciuto a livello mondiale e utile.
Infatti, a differenza delle diagnosi da DSM, l’ICD-11 pone in relazione tra loro le varie patologie e ha attenzione anche alle cause che possono provocare malattie, disturbi o sindromi, risultando così molto più utile per la diagnosi, soprattutto per le psicopatologie che sono molto connesse alle condizioni sociali esterne.
Come da attese l’ICD-11 recepisce lo stato attuale delle ricerche e, quindi, non sorprende affatto che vengano individuate come cause di malattia alcune condizioni di lavoro stressanti. Le ricerche degli ultimi 30anni vanno tutte in questa direzione.
Risulta interessante che il burnout sia stato inserito come sindrome e nella categoria delle cause specifiche di malattia. Questo significa che la condizione di burnout non è una psicopatologia ma una condizione che può portare a psicopatologia, rimanendo una categoria residua, ovvero è possibile indicare una condizione di burnout solo escludendo tutti i disturbi “più importanti” associati allo stress come il disturbo dell’adattamento, i disturbi d’ansia e dell’umore. Rimane così una sorta di diagnosi di minor carico lesivo rispetto a tutte le altre psicopatologie collegate a stress.
Dalla nuova classificazione risulta ancora una volta che le condizioni di lavoro incidono sulla salute e un lavoro mal congeniato, non ergonomico, influenza la salute provocando disturbi da stress e patologie anche importanti.
Se nell’inseguire un risultato economico e “di mercato” stiamo esaurendo le risorse del pianeta in cui quale viviamo, non può essere che stiamo forse anche esaurendo anche le persone che in questo “mercato” devono lavorare?