14 marzo 2018
14 Marzo 2018,
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La sentenza della Corte di Cassazione del 5 marzo 2018 ha confermato che l’INAIL deve assicurare anche la malattia derivante dallo stress lavorativo conseguente alle “scelte di organizzazione del lavoro in ambito aziendale”.

La nuova sentenza 5066 depositata in cancelleria il 5 marzo 2018 della Corte Suprema di Cassazione IV sezione lavoro ci conferma che,  come dice il riepilogo nel sito della Cassazione, “in tema di malattia professionale, la tutela assicurativa INAIL va estesa ad ogni forma di tecnopatia, fisica o psichica, che possa ritenersi conseguenza dell’attività lavorativa, sia che riguardi la lavorazione che l’organizzazione del lavoro e le sue modalità di esplicazione, anche se non compresa tra le malattie tabellate o tra i rischi specificamente indicati in tabella, dovendo il lavoratore dimostrare soltanto il nesso di causalità tra la lavorazione patogena e la malattia diagnosticata”.

Cosa significa?

In pratica, l’assicurazione obbligatoria di base dell’Inail deve coprire anche le malattie derivanti dallo stress lavoro-correlato (stress lavorativo). Unica clausola è che il lavoratore deve dimostrare che lo stress è causato dal lavoro o dall’ambiente di lavoro.

La sentenza si riferisce a una storia apparentemente molto semplice: la lavoratrice svolgeva “un numero elevatissimo di ore di lavoro straordinario” e per questo, dopo un po’ di tempo, si è ammalata a causa dell’eccessivo stress lavorativo.

A quanti può capitare una situazione simile? Lavorare molto a lungo, quasi come un’abitudine a stare in ufficio 12 ore al giorno, e poi iniziare a stare male dal punto di vista fisico o psicologico.

Proprio come la nostra lavoratrice, che ha dimostrato di essersi ammalata a causa dell’eccesso di lavoro. Nello specifico ha sviluppato un “grave disturbo dell’adattamento con ansia e depressione”, cioè un disturbo psicologico dovuto a stress che può comportare serie difficoltà ad affrontare la vita quotidiana, pensiero quasi esclusivamente rivolto al lavoro, insonnia, agitazione e il sentirsi incapaci.

Leggendo la sentenza si possono individuare molti spunti di interesse.

Viene ribadito che vi è un “consolidato orientamento giurisprudenziale” che sancisce che devono essere considerati non solo i rischi specifici della lavorazione ma anche i rischi “specifici impropri”, ovvero quei rischi non strettamente insiti nell’atto materiale della prestazione lavorativa ma collegati con essa.

In altre parole, non si considerano solo i rischi connessi alle attività che si svolgono per raggiungere gli obiettivi di lavoro ma anche tutto ciò che afferisce al contesto più ampio del lavoro.

Sono riportati degli esempi interessanti: l’esposizione al fumo passivo subìto dal lavoratore sui luoghi di lavoro, l’infortunio in itinere (cioè avvenuto sul tragitto casa-lavoro), la condivisione degli ambienti di lavoro a prescindere dalle mansioni svolte, le pause fisiologiche, le attività sindacali.

Come il lavoro è organizzato impatta direttamente sulla quantità di stress alla quale si è esposti e quando questo è eccessivo può portare con sé disfunzioni fisiche o psicologiche.

Infatti, lo stress lavorativo non è solo collegato alla mansione che si svolge ma anche al clima lavorativo che si respira sul luogo di lavoro, impostato dalla qualità delle relazioni interpersonali, dal modo di dirigere del proprio superiore, dalle “forze situazionali” che determinano i comportamenti dei lavoratori (come la valorizzare il lavoro prolungato oltre all’orario di 8 ore o la richiesta implicita di essere sempre connessi anche fuori dal lavoro).

Questa sentenza porta con sé delle conferme di condizioni già note ma che è sempre bene ribadire, e cioè:

  1. l’organizzazione del lavoro gioca un ruolo importante per lo stress lavorativo;
  2. lo stress lavorativo può causare malattie;
  3. lo stress non è specifico di un’attività lavorativa ma può colpire chiunque in qualunque attività perché dipende anche dall’ambiente nel quale si lavora;
  4. l’INAIL, con l’assicurazione obbligatoria di base, copre anche questo rischio.

Clicca per leggere la sentenza 

 

 

One response on “Troppo lavoro? L’Inail copre anche le malattie causate dallo stress

  1. Paolo Caporello ha detto:

    ho “sfiorato” due casi in aziende di mia conoscenza di persone che erano obbligate a lavorare in uffici collocati in ambienti sotterranei (piani interrati) – nonostante l’zienda disponesse di ottimi spazi situati fuori terra e provvisti di illuminazione naturale ed aria. n(in un caso, l’azienda utilizza lo spazio fuori terra per organizzare mostre …)
    Le persone coinvolte soffrono generalmente di tensione psicologica da ambiente chiuso, epresentano notevoli problemi fisici, prevalentemente interssanti il sistema scheletrico. La correlzione con lo stress è evidente in quanto una di queste persone, dopo essre riuscita a cambiare attvità lavorativa spostandosi in altra azienda ha visto subito un netto miglioramento.
    Pe chiudere, l’Ente di controllo, chiamato a ispezionare, si limitò a acquisire documentazione (DVR e poco altro) senza poi intervenire con altre azioni (segno evidente che, qualora l’organizzazione fosse di grandi dimensioni, anche le regole possono essere interpretate con elasticità …)
    Personalmente, sono contrario a produrre troppe elucubrazioni in tema di sicurezza, ma quando ci vuole, è doveroso!

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