3 settembre 2018
3 settembre 2018,
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L’Agenzia Europea per la Salute e Sicurezza sul Lavoro ha pubblicato dei dati molto interessanti sugli ostacoli e gli elementi per la gestione del rischio psicosociale sul lavoro. I risultati sono molto interessanti e mostrano come affrontare al meglio lo stress lavoro-correlato.

 

Nella nuova pubblicazione dell’agenzia europea per la salute e sicurezza sul lavoro sono i contenuti i risultati della ricerca ESENER -2 che ha coinvolto tutti i paesi europei e ha verificato lo stato dell’arte rispetto alla gestione del rischio psicosociale.

Lo stress lavoro-correlato rientra nei rischi psicosociali e questi non sono altro che i rischi derivanti da tutte quelle condizioni di lavoro che hanno un effetto sulla risposta psicofisiologica dei lavoratori e che possono creare disagi, disturbi e malattie. Degli esempi sono l’elevato carico di lavoro, la mancanza di autonomia nell’attività lavorativa, la non definizione del ruolo lavorativo ecc. In pratica tutto quello che può causare una risposta da stress.

Dalla ricerca europea risulta che l’Italia è tra i paesi con la più elevata percentuale di valutazione del rischio stress lavoro-correlato; ma come ci posizioniamo con gli interventi per la gestione di questo rischio?

Calcolando il numero di procedure e misure messe in atto dalle aziende per la gestione del rischio psicosociale e lo stress lavoro-correlato l’Italia si colloca male, al di sotto della media europea.

La figura seguente mostra come i paesi dell’Europa del nord mettono in atto azioni per contrastare lo stress lavorativo in misura nettamente maggiore dell’Europa centrale e dell’est, che sembra quasi che lo stress sul lavoro non esista. L’Italia si colloca tra l’Estonia e la Grecia.

Quantità di azioni a contrasto dello stress lavoro-correlato messe in atto dalle aziende

L’Italia è l’unica nazione ad avere un paradosso sullo stress lavorativo: da una parte siamo tra i primi paesi in Europa per la presenza di valutazioni del rischio stress lavoro-correlato nelle aziende (che sono obbligatorie), d’altra parte risulta la nazione con pochissime azioni per la gestione dello stress e dei rischi psicosociali sul lavoro.

Come spiegare questo paradosso?

Le scarsa numerosità delle misure messe in atto per contrastare lo stress sul lavoro può avere due spiegazioni.

La prima ipotesi è che lavorare in Italia non sia così stressante come nelle altre nazioni europee, la nostra qualità del lavoro è superiore alle altre e i lavoratori sono più resistenti e percepiscono in misura minore lo stress lavorativo rispetto ai colleghi delle altre nazioni europee.

La seconda ipotesi è che le valutazioni del rischio stress lavoro-correlato che sono state svolte in questi anni dalla maggior parte delle aziende italiane non stanno funzionando a dovere, stanno sottostimando i rischi psicosociali e lo stress lavorativo. Può essere che l’obbligo di valutazione per tutte le aziende imposto dalla legge è considerato un mero atto amministrativo, senza reali conseguenze, e così le modalità impiegate per valutare lo stress lavoro-correlato non sono risultate efficaci se non ad assolvere l’obbligo stesso.

La ricerca riporta anche dei risultati molto interessanti per capire cosa impedisce alle aziende di occuparsi della salute psicosociale dei propri dipendenti.

La ricerca europea ha indicato due ostacoli principali (si veda figura seguente):

  1. la mancanza di veri esperti del tema rischi psicosociali e stress lavoro-correlato;

  2. la mancanza di consapevolezza sul tema da parte del management aziendale.

Se da una parte risulta che lo stress lavorativo non ha reali esperti dell’argomento e non vi sono professionisti preparati a valutare e gestire questo fenomeno, d’altro canto, chi li dovrebbe avvalersi di questi professionisti ed esperti attivando servizi per il personale non ha la consapevolezza della portata del fenomeno e delle ricadute sulla salute e sulla motivazione dei lavoratori.

I manager tendono a sottostimare il rischio e l’importanza di valutazioni ben fatte e azioni consistenti a contrasto dello stress lavorativo.

Non è un caso che il report europeo cita nel testo esplicitamente l’Italia solo per dire che “la presenza di rischi psicosociali è riportata più spesso nel nord Europa e meno nel centro ed est Europa e in Italia”. Da noi lo stress sul lavoro non è importante.

Barriere e elementi chiave per la gestione dello stress – fonte European Agency for Safety and Health at Work, 2018

La ricerca conferma che l’elemento più importante per gestire in modo efficace lo stress in azienda è l’impegno del management a occuparsi del fenomeno.

Anche in letteratura scientifica è riconosciuto che il supporto del management è di vitale importanza per la buona riuscita degli interventi sulla salute dei lavoratori (ad es. Dollard and Bakker, 2010; Nielsen et al., 2010; Westgaard andWinkel, 2011).

A seguito di queste evidenze abbiamo ideato due strumenti concreti per superare le barriere ed essere efficaci nella gestione dello stress sul lavoro. È importante che le azioni siano utili ed efficaci, che le risorse impiegate per migliorare le condizioni di lavoro abbiano un ritorno anche economico.

Lo Stress-leadership workshop© e lo Stress-Leadership Training© sono due tipologie di intervento strutturate per superare gli ostacoli che impediscono la buona riuscita della gestione dello stress e pongono gli elementi chiave per un reale miglioramento.

Gli interventi, rivolti al management e a tutti coloro che gestiscono persone sul lavoro, partono dalle soluzioni al proprio personale stress lavorativo per arrivare a una maggior consapevolezza e gestione dello stress lavoro-correlato per tutti i dipendenti dell’organizzazione aziendale.

Guarda qui la proposta di intervento.

 

Fonte principale: Swenneke G. van den Heuvel, Maartje C. Bakhuys Roozebom, Iris Eekhout,, Anita Venema Management of psychosocial risks in European workplaces – evidence from the second European survey of enterprises on new and emerging risks (ESENER-2) European Agency for Safety and Health at Work, 2018

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