16 febbraio 2016
16 Febbraio 2016,
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A gennaio sul sito di AltraPsicologia ho informato dell’aumento della quota di iscrizione all’ordine della Lombardia senza alcuna necessità di bilancio.

A fronte delle tante email di indignazione inviate, il presidente dell’ordine ha dovuto dare spiegazioni. Leggi la risposta; se la trasparenza è la qualità percepita delle informazioni che un mittente intenzionalmente condivide, come ho scritto sul mio blog, allora la risposta del presidente della Lombardia è un ottimo esempio di mancanza di trasparenza. Ecco perché.

I 4 elementi che determinano la mancanza di trasparenza

L’aspetto più preoccupante è che si fa intendere altro rispetto a quello che è accaduto. Nella risposta del presidente è presente la mancanza di informazione (la comunicazione non aumenta la consapevolezza, la coerenza e la comprensibilità di quanto avvenuto) e viene completamente eliminato il principio di condivisione intenzionale (le informazioni non sono riferite in modo strutturato, completo e sistematico).

  1.  Informazione omessa: se non avessi comunicato l’aumento della quota non si sarebbe affrontata la questione. Nella lettera che abbiamo ricevuto con il bollettino per il pagamento della quota non c’è il minimo accenno all’aumento. Solo in una comunicazione precedente (che ora, dopo aver svelato il segreto di pulcinella, compare in bellavista sulla home page dell’ordine) si riportava che sarebbero cambiate le quote a livello nazionale (ma senza dire chiaramente che sarebbe aumentata in Lombardia).
  2. Informazione distorta. A leggere quanto ricevuto, risulta che il Consiglio Nazionale è “l’ente preposto a individuare la quota minima”, ma non viene riportato con la stessa chiarezza che la revisione della quota d’iscrizione è stata proposta proprio dallo stesso presidente della Lombardia al Consiglio Nazionale! Per fortuna abbiamo possibilità di accedere ai verbali pubblici del Consiglio Nazionale grazie ai presidenti di AltraPsicologia presenti in Consiglio Nazionale: nel verbale del 25 e 26 settembre 2015 del Consiglio Nazionale scopriamo che il presidente della Lombardia “illustra la proposta di determinazione del contributo degli iscritti”. Sì, è proprio lui che propone e presenta una revisione delle quote. La prima proposta inviata dal tesoriere del Consiglio Nazionale non accennava minimamente agli aumenti.
  3. Viene riportata come motivazione la “costituzione” di fondo di solidarietà per sostenere gli ordini più piccoli. Indicazione errata: il fondo di solidarietà a sostegno degli ordini più piccoli era già esistente e si sarebbe potuto aumentarne la consistenza senza aumentare le quote, come ad esempio destinando più soldi già presenti al Consiglio Nazionale (ad esempio il Consiglio Nazionale avrebbe potuto destinare i 300mila euro che invece ha stabilito di spendere per 60 borse di studio distribuite a pioggia).
  4. Annebbiamento. Infine, sono introdotte altre informazioni generali, dall’ “immagine sempre più unitaria e riconosciuta” alle sentenze, tutte informazioni che sviano l’attenzione dall’inutile aumento.

In sintesi, dalle comunicazioni ricevute dall’ordine si lascia intendere che le quote le decide il Consiglio Nazionale e che l’ordine della Lombardia è meritevole perché si assesta sempre sulla quota minima; invece, dalle informazioni complete si scopre che il presidente della Lombardia propone e ottiene una revisione delle quote con un aumento della quota minima al Consiglio Nazionale, pur non avendo l’ordine della Lombardia alcuna necessità di maggiori introiti, e successivamente riporta la responsabilità al Consiglio Nazionale stesso.

La questione delle quote è di per sè marginale, ma la modalità con cui la si è affrontata è degna di nota perchè la mancanza di trasparenza fa perdere la fiducia degli utenti nell’istituzione che li rappresenta.

2 responses on “Ordine Lombardia: sulle quote mancanza di trasparenza

  1. Anna Barracco ha detto:

    Carissimo Paolo.
    hai ragione da vendere. Riccardo, penso, ha fatto male a non scrivere anche solo una riga, sulla lettera di accompagnamento al MAV, circa questo aumento della quota. Questo credo che abbia anche contribuito a peggiorare la relazione degli iscritti. In un momento in cui l’inflazione è a zero, e in cui tutti siamo in crisi, in un momento in cui comunque l’iscrizione all’ordine è visto come un balzello, da molti colleghi, questo aumento di per sé non ci voleva.
    Sul resto, e cioè sul rapporto CNOP ordini Regionali, sai che il problema è complesso, e lì io credo che bisognrebbe fare tutti ua vera operazione di trasparenza, spiegando ai Colleghi che la legge, di 25 anni fa, in qualche modo immaginava un’evoluzione simile a quella che hanno avuto altri Ordini, e cioè un’evoluzione verso le sedi provinciali. Oggi, certo, con le nuove tecnologie e con i profondi cambiamenti in atto, una soluzione del genere appare a dir poco non economica, ma è anche vero, però, che le differenze fra Ordini grandi e Ordini piccoli, dentro il CNOP, la mancanza di rappresentanza democratica (quando un Ordine con 200 iscritti vale come uno di 18.000, qualcosa non va…), rendono gli Ordini davvero delle macchine dove la democrazia è carente. Affrontiamo veramente questo problema. Voi di AP su quese cose siete coraggiosi. So che state impostando, all’Enpap, il voto on line, che pure avrebbe potuto essere impostato anche anni fa, ma sempre per paura di perdere voti, e per scegliere logiche di cooptazione piuttosto che logiche di trasparenza, fino ad oggi è stato eluso, evitato. Voi lo state perseguendo, mi sembra. Ebbene, cercate di chiedere anche una modifica di legge che ponga in capo ai regionali la eterminazione delle quote, senza vincoli con il CNOP; ma nello stesso tempo introducete un criterio di rappresentanza ogni 1000 iscritti, non mandando a Roma altra gente, ma attribuendo un diverso peso ai voti dei presidenti, in base agli iscritti. Usciamo da queste logiche qui, caro Paolo. Gli Ordini stessi, del resto, hanno vita molto breve, se non si sbrigano a svecchiarsi davvero

  2. Maura ha detto:

    Sono totalmente d’accordo con lei. La cosa che personalmente più mi allarma e infastidisce è questa TOTALE mancanza di informazione in merito all’aumento, del quale sono venuta a conoscenza solo qualche giorno prima dell’arrivo del bollettino grazie ad Altra Psicologia. Il discorso del presidente ha molto di politico ma ben poco di veramente tutelate nei nostri confronti. Peccato che qui non si parli del presidente del consiglio ma dell’ordine degli Psicologi. Credo che il Presidente veramente non si renda conto della situazione dei colleghi,soprattutto quelli giovani, che faticano anche solo a pagare quella quota annuale “minima” per non so quali servizi particolari.

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