25 maggio 2017
25 Maggio 2017,
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Che lo stress lavorativo abbia effetti sulla vita personale e professionale delle persone è ormai risaputo. Una nuova ricerca, però, ci chiarisce ulteriormente quanto questo fenomeno possa essere pericoloso.

Le conseguenze dovute a una condizione di elevato stress lavorativo sono ben note da anni. Le ricerche in merito sono ormai corpose e gli effetti dello stress lavorativo sono evidenti sia a livello di salute sia a livello di salute dell’organizzazione lavorativa.

Una nuova ricerca ha però chiarito ulteriormente quanto lo stress lavorativo possa essere nocivo.

Lo stress lavorativo non è un unico e monolitico fenomeno ma è un insieme di specifiche condizioni lavorative che sono riconosciute come stressanti. Tra le varie condizioni di stress il modello di Karasek (1979) è uno dei più rinomati; esso considera la condizione di stress lavorativo quando vi è bassa autonomia nel lavoro e elevato carico di lavoro.

I ricercatori dell’Università dell’Indiana hanno utilizzato proprio questo modello per esaminare più di 2mila lavoratori in uno studio longitudinale intervistandoli dal 2011 a intervalli regolari per sette anni.

I risultati a cui è giunto lo studio è che chi ha minor autonomia sul lavoro ha il 15,4% di probabilità in più di morire rispetto a chi ha un lavoro con più autonomia e, quindi, con minor stress.

Inoltre, i risultati dimostrano che chi ha elevate richieste lavorative, ovvero elevato carico di lavoro, ma ha la possibilità di avere anche una maggiore autonomia, ha il 34% di probabilità in meno di morire, rispetto a chi ha meno richieste sul lavoro.

Lo studio dimostra che l’autonomia sul lavoro è un elemento fondamentale per i suoi impatti sulla salute: chi può prendere decisioni sul proprio lavoro ha meno probabilità di avere conseguenze negative sulla propria salute.

Non è una novità che la modalità con cui è progettato il lavoro possa prevedere la mortalità precoce, solitamente preceduta da altre malattie psicologiche o fisiologiche (come la depressione o il diabete; Heraclides, Chandola, Witte e Brunner, 2009), ad esempio, Ganster, Fox e Dwyer (2001) hanno scoperto che i dipendenti con lavori altamente esigenti e bassa autonomia sul modo di svolgere il loro lavoro contribuiscono ad aumentare i costi sanitari del datore di lavoro.

Pertanto, una progettazione del lavoro che non tiene conto dell’autonomia del lavoratore contribuisce alla perdita di produttività e ad aumentare i costi sanitari. Lo studio dell’Università dell’Indiana ha rilevato anche una correlazione negativa tra autonomia lavorativa e l’indice di massa corporea: tanto meno era l’autonomia sul lavoro tanto più le persone erano sovrappeso o obese.

Quindi, è possibile evitare conseguenze negative sulla salute dando la possibilità di scegliere gli obiettivi, gli orari di lavoro e le priorità alle diverse attività. Le organizzazioni che fanno partecipare i lavoratori alla definizione degli obiettivi e della modalità di lavoro abbassano il rischio di mortalità.

Ganster DC, Fox ML, Dwyer DJ. (2001). Explaining employees’ health care costs: A prospective examination of stressful job demands, personal control, and physiological reactivity. Journal of Applied Psychology, 86, 954–964

Gonzalez-Mulè E., Cockburn B. (2017) Worked to Death: The Relationships of Job Demands and Job Control with Mortality. Personnel Psychology Volume 70, Issue 1Spring 2017 73–112

Heraclides A, Chandola T, Witte DR, Brunner EJ. (2009). Psychosocial stress at work doubles the risk of type 2 diabetes in middle-aged women: Evidence from the Whitehall study. Diabetes Care, 32, 2230–2235

Karasek Jr RA. (1979). Job demands, job decision latitude, and mental strain: Implications for job redesign. Administrative Science Quarterly, 24, 285–308.

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